SOCIALE

Adbusters: combattere il capitalismo parlando la sua lingua

Adbusters: combattere il capitalismo parlando la sua lingua
Mercoledì, 16 Gennaio 2013

Combattere la pubblicità con la pubblicità: questa è la sfida di Adbusters, la rivista per l’ambiente mentale, creata da un collettivo canadese di comunicatori e attivisti nato nel 1989, che seziona il linguaggio con cui i grandi brand influenzano le scelte delle persone e lo riutilizza per confezionare messaggi mirati a squarciare il velo di Maya della pubblicità, portando i consumatori faccia a faccia con la realtà. Lo dice il nome stesso: ad sta per advertsing, to bust significa invece danneggiare.

Gli adbusters, profondamente anti capitalisti, fanno parte del filone dei Culture Jammer, “sabotatori culturali” che, attraverso la decostruzione dei testi pubblicitari e lo spostamento di alcuni elementi semantici in altri contesti stravolgono il significato della pubblicità e cercano di rendere il consumatore attivo e consapevole delle sue scelte.

Adbusters ha spesso toni ironici, da parodia. Vediamo qualcuna delle loro contro-pubblicità, le Spoof ad. Famose quelle contro il tabacco:

 

E quelle contro MacDonalds:

O quelle contro la pubblicità degli alcolici:




Oltre a queste, la rivista pubblica saggi, articoli, su temi come l’ambiente, la depressione, i media.

La fondazione Adbusters è inoltre la promotrice della Tv turn off week, ossia la settimana senza tv, e del Buy nothing day, il giorno senza acquisti, inviti raccolti ogni anno da milioni di persone in tutto il mondo.
Il fondatore del bimestrale, Kalle Lasn, ha lavorato in Giappone per anni durante il boom economico, nei reparti marketing di aziende occidentali attirate dalle opportunità del Paese; qui iniziò a scontrarsi con le logiche delle multinazionali, con la mancanza di scrupoli e l’etica discutibile di molte aziende.

Dopo essersi trasferito a Vancouver sul finire degli anni ‘80 si batté contro un’azienda forestale intenta a disboscare grandi porzioni della British Columbia, che per giustificare le sue azioni aveva promosso un’aggressiva campagna pubblicitaria. Come li fermò Lasn? Con una newsletter, redatta anche da militanti ed ecologisti, con cui sensibilizzò l’opinione pubblica. E con una campagna pubblicitaria alternativa, che mise a tacere quella ufficiale.

Nel 2004 la fondazione iniziò a produrre e vendere scarpe vegane, tre modelli disegnati da altrettanti famosi stilisti: le Blackspot shoes, un test per provare a creare un’industria manifatturiera che sfuggisse alle logiche delle multinazionali, ispirata ai principi di responsabilità etica e ambientale. Se oggi, a distanza di nove anni, pensiamo a quanto le aziende, dalla più piccola alla più grande, dedichino enormi fette dei loro budget a finanziare progetti ambientali o riconversioni degli impianti produttivi per il risparmio energetico capiamo quanto abbiano inciso le azioni di Adbusters e di gruppi simili, che hanno risvegliato le coscienze dei consumatori e di riflesso costretto le aziende a fare loro il concetto di sostenibilità.

Nel 2011 è stata la fondazione Adbusters a creare su Twitter l’hashtag #occupywallstreet, un’occupazione pacifica per protestare contro l’influenza delle grandi corporation sulla democrazia e contro all’impunità dei responsabili della crisi finanziaria globale.

 

 

 

4.0/5 di voti (2 voti)

Commenti (0)

Lascia un commento

Stai commentando come ospite. Login opzionale sotto.


Anti-spam: complete the task
© 2013 OB | Officine Bonfiglioli
Via Cupa 5 . 47826 Villa Verucchio (RN) . Tel. +39 0541 670544 . Fax +39 0541 670322 . Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.