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Il punk, le sue influenze sulla moda e su ogni forma d'espressione artistica

Il punk, le sue influenze sulla moda e su ogni forma d'espressione artistica
Mercoledì, 15 Maggio 2013

Gli stilisti hanno sempre giocato con il punk e nel 2013 la sua influenza sull’alta moda sarà particolarmente celebrata: ha inaugurato il 9 maggio, al Metropolitan Museum di New York, Punk: chaos to couture, una mostra che raccoglie un centinaio di abiti che strizzano l’occhio al punk, appropriandosi della sua aggressività anticonformista e del suo spirito ribelle. I vestiti sono disegnati da alcuni dei più grandi stilisti del mondo negli ultimi trent’anni e sono esposti in sette sale tematiche. 





Il punk non è solo un genere musicale, ma una subcultura: il termine, sociologicamente e antropologicamente, definisce un gruppo di persone che si distacca dalla maggioranza della popolazione, da ciò che è ritenuto “normale” e adotta stili di vita e idee sul mondo proprie. I gruppi subculturali si formano sulla base di caratteristiche simili (l’etnia, la classe sociale, l’appartenenza politica o religiosa, l’età) e spesso perseguono valori contrapposti a quelli della maggioranza: su questo non tutti gli studiosi sono d’accordo, ma per quanto riguarda il punk non c’è alcun dubbio che il sistema di credenze fosse agli antipodi rispetto a quello ritenuto tradizionale.

Differenze profonde nella visione del mondo, che si riflettevano anche nelle scelte estetiche (abbigliamento, acconciatura dei capelli, decorazione del corpo) dalla valenza simbolica contrapposta a quella dominante.

Nel secondo dopoguerra iniziò ad entrare in crisi un modello verticale delle dinamiche della moda che aveva da sempre spiegato, con dei cicli, l’avvicendarsi delle diverse tendenze: si trattava di una modello trickle-down, ossia ciò che era di moda veniva in qualche modo deciso dalle classi dominanti, per poi essere imitato e passare, come una goccia che cade dall’alto, a quelle più povere. Questo sistema si sgretolò con l’arrivo della società di massa, dove le differenze di classe non avevano più tanto peso e diventarono molto più evidenti quelle di età e di genere. Le donne e i giovani divennero le fasce della popolazione che desideravano affermare la loro identità tramite i codici estetici della moda, usando gli abiti, i capelli, i gioielli e le decorazioni come codice comunicativo e non solo come abbellimento. Inevitabilmente le tendenze iniziarono a seguire anche il percorso inverso, dal basso verso l’alto.

Nella seconda metà degli anni ’70, in Inghilterra, nasce la subcultura punk: i primi esponenti sono giovanissimi della classe operaia, che ascoltano musica grezza, sporca, semplice nelle melodie e rabbiosa nei testi e che comunicano il loro disagio sociale e la loro disillusione sul futuro con un abbigliamento stravagante, che miscela oggetti e abiti provenienti da altri ambiti e li usa per decorare il corpo.







I punk comunicano attraverso il corpo e lo stile
: prendono abiti borghesi, come la giacca e la cravatta, e li riempiono di spille da balia e di borchie. Il punk saccheggia a piene mani dallo stile sadomaso, con lattice, pelle, indumenti molto attillati che, accostati ai corpi emaciati dei giovani, riuscivano a dare un aspetto androgino, etereo, che comunicava disinteresse verso il sesso, se non nelle sue forme più perverse.

Nel 1975 il manager  Malcolm  McLaren creò il mito dei Sex Pistols con il contributo della moglie Vivienne Westwood, che ideò per loro un look stravagante, d’impatto. Poco dopo i due iniziarono ad aprire i primi negozi, come il Sex o il Let it Rock, che vendevano abbigliamento punk.






Nonostante questo, il vero punk è all’insegna del do it yourself, uno stile in continua trasformazione, che spinge a ricontestualizzare oggetti e vestiti in modo dadaista. Le spille da balia, o di sicurezza, inventate per tenere ferme le fasce dei neonati, perforano la carne e diventano piercing molto visibili, che comunicano la mancanza di futuro e di speranze. Le lamette da barba, strumento indispensabile per mantenere un’immagine curata di sé, non vengono usate per radersi, ma come gioiello, appese al collo, sempre pronte a entrare in azione per atti di masochismo.

Nel 2013 si può ancora parlare di punk come sub o controcultura? Le sue forme estetiche si sono ormai integrate così profondamente con la cultura dominante da rendere difficile identificare i sottogruppi nella popolazione. I vestiti strappati, il taglio di capelli Mohawk, le spille da balia, le lamette. Se avevano un significato assolutamente sovversivo negli anni d’oro del punk, oggi troviamo le spille da balia nelle scarpe prodotte in serie, le magliette nuove, già strappate ad arte nel loro cellophane, sugli scaffali dei negozi alla moda; ciondoli a forma di lametta, magari anche impreziositi dai brillantini, da mettere al collo.


Il punk ebbe ripercussioni non solo sulla moda, ma sull’arte visiva, sulla danza, sulla letteratura, sul cinema. Ogni forma d’espressione artistica fece i conti con questo potente movimento giovanile: basta pensare alla grafica delle copertine degli album, dei flyer dei concerti, delle riviste di settore. Spesso si utilizzavano immagini di sofferenza, per scioccare; in alternativa scene di apatia o stupidità, non sense. L’arte punk utilizza anche l’estetica della produzione di massa, già ripresa da Andy Warhol; ama il collage e il situazionismo.

  







Nella danza, il punk è associato al pogo
, ma anche allo stage diving (buttarsi giù dal palco, sul pubblico) e al crowd surfing (farsi trasportare sulla folla). Il punk ha una sua forma letteraria, nata sulle fanzine underground e sviluppatasi poi in forme più strutturate di prosa e poesia. Tra i poeti punk, ricordiamo Richard Hell, Patti Smith, Raegan Butcher. Dalla letteratura punk è nato anche il genere del cyberpunk, movimento letterario della prima metà degli anni ’80, da cui hanno avuto origine poi film universalmente noti come Robocop.

The punk is dead,
quindi? Forse nella sua forma di rivolta sociale, originata in un determinato contesto contro una certa situazione oppressiva, sì. Ma i suoi stilemi hanno influenzato, e continueranno a influenzare ancora a lungo, ogni forma d'espressione artistica. 

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