COMUNICAZIONE

L'acqua minerale alpina bistrattata in Australia

L'acqua minerale alpina bistrattata in Australia
Lunedì, 26 Maggio 2014
Arriva dall'Australia un'irriverente campagna multisoggetto che tira in ballo l'acqua minerale che sgorga dalle nostre Alpi. Prima di guardarla insieme, una piccola ma doverosa premessa: mentre il nostro paese si è sempre contraddistinto per un consumo da record di acqua imbottigliata (primi in Europa, terzi nel mondo nel 2011) il mercato delle acque in bottiglia australiano ha cominciato a vivacizzarsi solo in questi ultimi anni.

Capi produce non solo acqua minerale in bottiglia, ma anche soft drink e bevande che, si legge sul sito, sono prive di sostanze conservanti, dolcificanti, aromi artificiali; il vanto maggiore dell'azienda, però, rimane quello di utilizzare esclusivamente acqua australiana.

Proprio su questo aspetto si concentra la campagna pubblicitaria dell'acqua minerale del brand, uscita ad aprile scorso, firmata Saatchi & Saatchi e piuttosto cattivella, un po' surreale e forse non molto efficace. Vediamola:







Ci sono dei cristalli ghiacciati di acqua italiana formati da elementi che fanno apparire davvero poco appetibili le nostre sorgenti, contaminate da:  vomito da fatica dei ciclisti impegnati nella “più caotica gara ciclistica del mondo: in un giorno 9000 partecipanti, 299 km e 8 toilet. Salute!”; i liquidi corporei delle marmotte che, nutrendosi degli avanzi che i turisti lasciano sulle montagne, si ritrovano a defecare e vomitare frequentemente (si suppone nei fiumi) Salute! ; infine, “pure italian toilet water”, il terribile sospetto che i 10 mila turisti che visitano le Alpi ogni anno, con un rapporto di un bagno pubblico ogni 6500 persone, si ritrovino spesso a fare pipi nelle falde acquifere. Salute!

Ogni campagna si conclude con un payoff: Capi. Suona italiano, ma grazie a Dio non lo è.

Il fine di questa campagna sembra quello di gettare un'ombra sulla tanto decantata purezza delle acque alpine italiane, con uso di elementi disgustosi in chiave ironica, per rivalutare invece l'acqua australiana Capi, che ha un nome italianeggiante ma non è assolutamente d'importazione.

Il concetto c'è, ma sembra un po' involuto e tortuoso. Non sappiamo se in Australia ci sia una fascinazione speciale per le acque alpine, forse considerate il massimo della purezza, ma possiamo immaginare che si sia voluto "togliere il piedistallo" da sotto i piedi delle acque d'importazione. L'importante è che noi italiani sappiamo che le nostre falde acquifere non sono inquinate da vomito e diarrea di atleti, turisti e marmotte.

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