COMUNICAZIONE

Il Made in Italy e il caso del pastificio Ghigi

Il Made in Italy e il caso del pastificio Ghigi
Giovedì, 30 Maggio 2013
Google non mente: ogni mese, in media, sono 201.000 le persone che, nel mondo, scrivono nella barra di ricerca “made in Italy”.  Perché lo fanno? Che tipo di irresistibile fascino sprigionano i prodotti italiani? Nel 2011 la Kpmg, azienda di consulenza e servizi per le imprese a livello globale, realizzò uno studio sul made in Italy, per valutare prospettive strategiche e commerciali nell’export, cercando di scoprire qualcosa di più a livello della percezione del marchio nella mente delle persone. I risultati furono molto interessanti:




Riassumendo il corposo studio, i vantaggi competitivi del Made in Italy sono legati quindi al riconoscimento dei marchi, all’alta qualità dei prodotti, alla sofisticata estetica che li caratterizza, alla capacità di piccole aziende di diventare leader di mercato in nicchie di mercato e alla flessibilità produttiva delle stesse, legata alle logiche operative di rete, piuttosto che verticali.

Le aziende italiane godono ancora, all'estero, di un'immagine molto forte e apprezzata. I prodotti italiani assorbono una parte del mito associato all'Italia, alle sue bellezze storiche, al carattere dei suoi abitanti, alla creatività artistica e all'ingegno: un potenziale ancora largamente non sfruttato.

Un dato reale che contraddice le percezioni: nonostante le persone associno il Made in Italy prevalentemente al fashion, al cibo e al design, la realtà è che le aziende del bel Paese esportano ogni anno, per il 33%, beni d’investimento, ossia mezzi di trasporto e mezzi meccanici. Anche la chimica e la lavorazione dei metalli sono settori trainanti per l’export, anche se non vengono associati immediatamente all’Italia come l’alta moda o come gli spaghetti.

A proposito di spaghetti, ecco un caso emblematico, che dimostra come, facendo leva proprio su questi valori, sia possibile riemergere dalla crisi: la storia di un piccolo miracolo all’italiana avvenuto proprio nella nostra provincia, a Rimini.

Il felice epilogo di un’avventura che inizia nel lontano 1870: l’8 maggio scorso ha inaugurato a San Clemente il nuovo complesso da 65.000 metri quadri del pastificio Ghigi, che darà lavoro a quasi 100 dipendenti. Ghigi è un pezzo di storia italiana: negli anni ’50, infatti, i maccheroni che uscivano dai suoi stabilimenti di Morciano erano in diretta competizione con quelli di Barilla e Buitoni.



Come ha fatto il pastificio, dichiarato fallito nel dicembre del 2007, a giungere a questo importante risultato? Puntando sull’export (l’85% dei 430 mila quintali di pasta annui finirà sulle tavole di francesi, tedeschi, statunitensi ) e sulla filiera corta. L’azienda è stata rilevata, infatti, da una cordata di consorzi agrari, capeggiata dal consorzio dell’Adriatico, che l’ha rimessa in carreggiata spendendo quasi 30 milioni di euro e investendo in innovazione, qualità e scegliendo di produrre pasta di grano 100% italiano.

La pasta realizzata interamente con grano italiano piace ai consumatori, che oggi cercano prodotti sostenibili, che diano una mano alla nostra economia. Il pastificio Ghigi oggi lavora con ben 7000 agricoltori locali, che forniscono materia prima per realizzare la pasta.

Questo è ciò che l’azienda stessa dichiara sul suo sito:

(...) ma nella primavera del 2009 la storia della Ghigi è ricominciata nel solco di una tradizione che ha privilegiato la qualità produttiva e con alle spalle una solida e valente nuova compagine sociale. Ghigi ritorna e riprende un cammino fatto di professionalità e qualità, un percorso che la porterà nuovamente a svolgere un ruolo importante nel settore pastaio.

La Ghigi Industria Agroalimentare in San Clemente srl ha sposato la filosofia di filiera corta perseguendo una forte integrazione verticale lungo tutta la filiera. Questa filosofia, accoppiata al nostro progetto, permette di raggiungere innumerevoli obiettivi qualificanti che si possono brevemente elencare in:

• garanzia di un prodotto fatto al 100% con grano italiano.

• garanzia di un prodotto tracciato dal campo.

• garanzia di alta qualità.

• ridotto impatto ambientale.

• un ritorno economico sugli agricoltori italiani e valorizzazione delle produzioni locali

• nel certificare presso gli Enti più accreditati l'intero flusso operativo.

 

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